Conto deposito, BTP o ETF obbligazionari: confronto pratico 2026

Conto deposito, BTP o ETF obbligazionari: quale rende di più nel 2026 dopo le tasse? Il confronto netto su 20.000 euro rivela la vera classifica.

giovedì, 14 maggio 2026

Conto deposito, BTP o ETF obbligazionari: confronto pratico 2026

L’illusione del tasso lordo

Maria ha 20.000 euro che non le serviranno per i prossimi due anni. Sul tavolo ha tre opzioni: un conto deposito vincolato al 3,20% lordo, un BTP con scadenza biennale che rende il 2,90% lordo, un ETF obbligazionario aggregato con un rendimento a scadenza (YTM) del 3,60%. Guardando i numeri pubblicizzati, l’ETF sembra il vincitore netto. Prima di firmare, però, Maria decide di fare il calcolo corretto: aliquote fiscali diverse, imposta di bollo diversa, commissioni di gestione. La classifica cambia.

Fare questo calcolo non è un esercizio accademico. Su 20.000 euro in 24 mesi, la differenza tra lo strumento più conveniente e quello meno conveniente supera i 100 euro di rendimento netto. Su capitali più grandi o orizzonti più lunghi, la posta in gioco cresce in proporzione diretta.


Come funzionano i tre strumenti

Il conto deposito vincolato

Il conto deposito è un prodotto bancario nella sua forma più elementare. Si versa una somma, la si vincola per un periodo concordato (3, 6, 12, 24 mesi), e la banca riconosce un tasso fisso. Al termine del vincolo si incassa il capitale più gli interessi netti.

È lo strumento più semplice del confronto: il rendimento è contrattualizzato, non esiste rischio di mercato, e il capitale fino a 100.000 euro è garantito dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). Il limite principale è la rigidità: svincolare prima della scadenza può far perdere gli interessi maturati o comportare una penale, a seconda delle condizioni del contratto.

Sul piano fiscale, gli interessi sono soggetti all’imposta sostitutiva del 26%. L’imposta di bollo si applica in modo forfettario: 34,20 euro annui se il saldo medio supera i 5.000 euro, indipendentemente dall’importo depositato.

Il BTP e i titoli di Stato italiani

I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP), i BOT, i BTP Valore e i titoli assimilati sono obbligazioni emesse dallo Stato italiano. Si acquistano tramite banca o broker in fase di emissione (asta sul mercato primario) oppure successivamente sul mercato secondario di Borsa Italiana. Alla scadenza, lo Stato rimborsa il valore nominale; nel frattempo, le cedole vengono pagate periodicamente.

Il vantaggio fiscale strutturale rispetto al conto deposito è netto: cedole e plusvalenze in conto capitale dei titoli di Stato italiani ed equiparati sono tassate all’aliquota ridotta del 12,5%, non al 26%. È una scelta legislativa deliberata a favore del finanziamento del debito pubblico, e produce un effetto concreto sul rendimento netto.

L’imposta di bollo, però, si applica in modo proporzionale: 0,20% annuo sul controvalore del titolo detenuto in dossier, non in modo forfettario come per il conto deposito. Su importi grandi, questo cambia il calcolo.

Chi detiene il BTP fino alla scadenza non subisce alcun rischio di prezzo: incassa cedole e rimborso del nominale come previsto. Chi vende sul mercato secondario prima della scadenza è invece esposto alle oscillazioni di prezzo legate ai movimenti dei tassi.

L’ETF obbligazionario aggregato

Un ETF obbligazionario globale o europeo, come AGGH di iShares (con copertura valutaria EUR hedged) o VAGF di Vanguard, investe in migliaia di obbligazioni in una sola quota. La diversificazione è automatica: titoli di Stato di vari paesi, obbligazioni societarie investment grade, obbligazioni a varie scadenze. Il TER (Total Expense Ratio) riduce il rendimento lordo direttamente ogni anno.

Il rendimento atteso si stima attraverso il yield to maturity (YTM) del portafoglio: il rendimento annuo lordo stimato se tutte le obbligazioni in portafoglio fossero tenute a scadenza. Il TER va detratto da questo numero per avere il rendimento lordo effettivo.

Sul piano fiscale, gli ETF UCITS generano redditi di capitale tassati al 26% sulle plusvalenze al momento della vendita (per la versione ad accumulazione) e sulle distribuzioni (per la versione a distribuzione). La componente governativa italiana nel portafoglio del fondo beneficia parzialmente dell’aliquota al 12,5%, ma su un ETF obbligazionario globale questa quota è marginale. L’imposta di bollo è proporzionale: 0,20% annuo sul controvalore in dossier, come per i BTP.

A differenza del conto deposito e del BTP detenuto a scadenza, il valore di mercato di un ETF obbligazionario oscilla ogni giorno. Se i tassi di mercato salgono dopo l’acquisto, il prezzo dell’ETF scende. Chi ha un orizzonte breve o una necessità prevedibile di liquidità deve tener conto di questa variabilità.


L’asimmetria fiscale che ribalta la classifica

Il punto cruciale del confronto è uno: il BTP paga il 12,5% di tasse su cedole e plusvalenze; il conto deposito e l’ETF pagano il 26%. Questo divario non si nota guardando il tasso lordo, ma si materializza immediatamente sul rendimento netto.

Un esempio diretto. Un conto deposito al 3,00% lordo e un BTP al 2,70% lordo sembrano, a prima vista, favorevoli al conto deposito. Dopo le tasse:

$$r_{CD,,netto} = 3{,}00% \times (1 - 0{,}26) = 2{,}22%$$

$$r_{BTP,,netto} = 2{,}70% \times (1 - 0{,}125) = 2{,}36%$$

Il BTP al 2,70% lordo rende di più in tasca di un conto deposito al 3,00% lordo. Il vantaggio fiscale del titolo di Stato equivale, in termini pratici, a circa 0,59 punti percentuali di rendimento aggiuntivo rispetto alla tassazione ordinaria. Per chi confronta solo i tassi pubblicizzati, questa differenza è invisibile.


Il confronto netto: 20.000 euro per 24 mesi

Mettiamo a confronto i tre strumenti con tassi rappresentativi del mercato italiano nella prima metà del 2026.

Ipotesi di calcolo:

  • Capitale iniziale: 20.000 euro
  • Orizzonte: 24 mesi
  • Conto deposito vincolato: 3,20% lordo annuo (interessi semplici)
  • BTP a 2 anni: 2,90% lordo annuo (cedola annuale)
  • ETF obbligazionario aggregato EUR hedged: YTM 3,60% lordo, TER 0,10%; versione ad accumulazione
  • Aliquote: conto deposito e ETF al 26%; BTP al 12,5%
  • Imposta di bollo: conto deposito 34,20 euro/anno (forfettaria); BTP e ETF 0,20% annuo sul controvalore
StrumentoTasso lordoGuadagno lordo 24mImpostaImp. di bollo 24mNetto 24mRend. netto ann.
Conto deposito3,20%1.280,00 €332,80 € (26%)68,40 €878,80 €~2,20%
BTP 2 anni2,90%1.160,00 €145,00 € (12,5%)80,00 €935,00 €~2,34%
ETF obbl. aggregato3,50%*1.424,50 €*370,37 € (26%)~80,00 €~974,13 €~2,44%

* YTM 3,60% meno TER 0,10% = 3,50% netto lordo. Per l’ETF ad accumulazione si applica il calcolo composto: $20.000 \times (1{,}035)^2 - 20.000 = 1.424{,}50$ euro di plusvalenza teorica. Il rendimento effettivo dipende dall’andamento dei tassi nel periodo.

Tre considerazioni emergono dalla tabella:

Il conto deposito al 3,20% lordo, nonostante il tasso nominale più alto tra i primi due, produce il rendimento netto più basso: l’aliquota al 26% erode una parte significativa del guadagno.

Il BTP al 2,90% lordo supera il conto deposito in termini netti: l’aliquota al 12,5% compensa ampiamente il tasso nominale inferiore, e l’imposta di bollo proporzionale su 20.000 euro (80 euro in due anni) è comparabile a quella forfettaria del conto deposito (68,40 euro).

L’ETF produce il rendimento netto più elevato, ma con un margine ridotto rispetto al BTP (circa 39 euro su 20.000 euro in 24 mesi) e con un rischio aggiuntivo: il valore dell’ETF può scendere prima della scadenza se i tassi salgono, mentre il BTP detenuto fino a scadenza rimborsa il nominale in modo garantito.


La matrice degli orizzonti temporali

Non esiste uno strumento universalmente migliore. La scelta dipende dall’orizzonte e dalla propensione al rischio di prezzo.

Orizzonte inferiore a 6 mesi. Il conto deposito a breve vincolo o il BOT sono gli strumenti più adatti: nessun rischio di prezzo, rendimento contrattualizzato, accesso al capitale alla scadenza. La semplicità ha un costo fiscale, ma su orizzonti brevissimi il differenziale di aliquota pesa meno.

Orizzonte da 1 a 2 anni. Il BTP tende a offrire il miglior rendimento netto garantito per chi può tenerlo fino alla scadenza. Il vantaggio fiscale al 12,5% supera quasi sempre il divario di tasso lordo rispetto al conto deposito. I BTP Valore emessi periodicamente dal Ministero dell’Economia aggiungono un premio fedeltà per chi sottoscrive in asta e detiene fino al termine.

Orizzonte superiore a 3 anni. L’ETF obbligazionario aggregato diventa più competitivo. Su orizzonti lunghi, la volatilità di breve periodo perde rilevanza, il compounding opera in modo più efficace (specialmente nella versione ad accumulazione), e la diversificazione su migliaia di emittenti riduce il rischio di concentrazione su un singolo titolo di Stato. Per chi accetta la variabilità del valore di mercato nel breve, l’ETF è lo strumento più efficiente su periodi oltre i tre anni.

OrizzonteStrumento preferibileRagione principale
Meno di 6 mesiConto deposito / BOTNessun rischio di prezzo, rendimento certo
1-2 anniBTP (detenuto a scadenza)Aliquota 12,5%, rendimento garantito, premio fedeltà BTP Valore
Oltre 3 anniETF obbligazionario aggregatoDiversificazione, compounding, efficienza su orizzonti lunghi

Gli errori che costano di più

Confrontare i tassi lordi senza aggiustare per le aliquote. È l’errore più frequente. Un conto deposito al 3,50% lordo non è più redditizio di un BTP al 3,10% lordo: dopo le tasse, il BTP produce il 2,71% netto contro il 2,59% del conto deposito. Il confronto corretto si fa sempre sul netto, con le aliquote specifiche di ogni strumento.

Dimenticare l’imposta di bollo nel calcolo complessivo. L’imposta di bollo proporzionale dello 0,20% annuo su BTP e ETF in dossier corrisponde a 40 euro l’anno su 20.000 euro, mentre quella forfettaria del conto deposito è di 34,20 euro l’anno. Su importi inferiori ai 17.000 euro circa, il conto deposito è più conveniente anche su questo fronte.

Scegliere un vincolo lungo per pigrizia. Molti investitori scelgono il vincolo a 24 mesi perché rende leggermente di più al lordo, senza verificare se potrebbero aver bisogno del capitale prima. Un’uscita anticipata può azzerare tutti gli interessi maturati, riducendo il rendimento effettivo a zero o peggio.

Ignorare il rischio di reinvestimento sul BTP. Un BTP con cedola annuale genera liquidità dopo 12 mesi che deve essere reinvestita. Se nel frattempo i tassi sono scesi, il reinvestimento avviene a condizioni meno favorevoli. Un conto deposito vincolato per 24 mesi blocca il tasso per l’intero periodo, eliminando questo rischio.

Esporsi a un ETF obbligazionario su orizzonti brevissimi. Un ETF obbligazionario con duration media di 7 anni perde circa il 7% di valore se i tassi di mercato salgono di un punto percentuale. Chi ha bisogno del capitale tra 12 e 18 mesi non dovrebbe esporre quella somma a questa volatilità, anche se il rendimento atteso è superiore.


FAQ

Un conto deposito al 3,50% lordo batte sempre un BTP al 3,00% lordo?

No. Dopo le tasse, il BTP al 3,00% lordo produce un rendimento netto del 2,625%, mentre il conto deposito al 3,50% produce il 2,59%. Il BTP vince, nonostante il tasso lordo inferiore, grazie all’aliquota agevolata al 12,5%.

I BTP Valore sono migliori dei BTP normali?

Non necessariamente in assoluto: dipende dalle condizioni offerte al momento dell’emissione. I BTP Valore includono di norma cedole crescenti nel tempo e un premio fedeltà (coupon extra) per chi acquista sul mercato primario e detiene fino alla scadenza. Se le condizioni sono competitive rispetto al mercato secondario, il BTP Valore è una scelta razionale per investimenti a medio termine.

L’imposta di bollo si paga anche sul conto deposito?

Sì, ma in forma forfettaria. Sul conto deposito l’imposta di bollo è fissa a 34,20 euro annui se il saldo medio supera i 5.000 euro, indipendentemente dall’importo. Sui titoli in dossier (BTP, ETF, azioni) è invece proporzionale: 0,20% annuo sul controvalore di riferimento.

Posso usare le perdite da BTP per compensare guadagni su altri strumenti?

Le plusvalenze e minusvalenze da BTP sono classificate come redditi diversi. Una minusvalenza realizzata vendendo un BTP sul mercato secondario a un prezzo inferiore a quello di acquisto può quindi compensare plusvalenze da azioni, ETC o altri strumenti nello stesso cassetto fiscale. Le cedole dei BTP rimangono redditi di capitale e non entrano in questo meccanismo di compensazione.

Qual è il rischio principale di un ETF obbligazionario rispetto al BTP?

Il rischio principale è quello di tasso, o duration risk: se i tassi di mercato salgono dopo l’acquisto, il valore di mercato dell’ETF scende. Un BTP detenuto fino alla scadenza non ha questo problema: l’investitore incassa cedole e rimborso del nominale indipendentemente da quanto oscilla il mercato nel frattempo. Chi può permettersi di aspettare la scadenza non subisce questo rischio; chi potrebbe aver bisogno di liquidità prima è esposto al prezzo corrente di mercato.


Prossimo passo

La risposta alla domanda “conto deposito, BTP o ETF?” non è universale: dipende dall’orizzonte temporale, dal profilo fiscale e dalla propensione alla volatilità di breve periodo. Il punto di partenza per una scelta consapevole è sempre il rendimento netto, non il tasso lordo.

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