Decumulo del portafoglio in pensione: come prelevare senza esaurire i tuoi investimenti

Decumulo del portafoglio: quattro strategie di prelievo, la regola dei bucket e la sequenza fiscale per non esaurire gli investimenti in pensione.

sabato, 18 luglio 2026

Decumulo del portafoglio in pensione: come prelevare senza esaurire i tuoi investimenti

Il problema che nessuno insegna

Roberto ha sessantacinque anni. Ha costruito con pazienza un portafoglio di ETF nel corso di vent’anni di carriera, arrivando a 400.000 euro. La pensione INPS gli garantirà 1.100 euro al mese. Per mantenere il tenore di vita cui è abituato, ne servono 2.500: il gap è di 1.400 euro mensili, cioè 16.800 euro l’anno da prelevare dal portafoglio.

Sa che la regola del 4% dice che può prelevare il 4% del patrimonio ogni anno senza esaurire il portafoglio in trent’anni. Il 4% di 400.000 euro fa 16.000 euro: quasi quanto gli serve. Ma la regola del 4% non gli dice quali ETF vendere prima, in quale ordine attingere a conti fiscalmente diversi, o cosa fare se il mercato scende del 30% nel primo anno di pensione.

Questo è il problema del decumulo: non basta sapere quant’è il patrimonio. Bisogna sapere come trasformarlo in un flusso di reddito sostenibile per trent’anni, in un paese dove le plusvalenze sugli ETF sono tassate al 26% e il sistema previdenziale pubblico garantisce rendimenti sempre più contenuti rispetto alle generazioni precedenti.


Accumulazione e decumulo: due fasi con logiche opposte

Durante la fase di accumulazione l’obiettivo è uno solo: massimizzare il rendimento atteso nel lungo periodo, accettando la volatilità come costo necessario. Un crollo del 40% del portafoglio a quarant’anni è sgradevole, ma irrilevante per chi non deve liquidare nulla.

La fase di decumulo rovescia questa logica. Un crollo del 40% a sessantasei anni, nel primo anno di pensione, può compromettere la sostenibilità di un piano di prelievo anche se il mercato si riprende completamente nei cinque anni successivi. Il motivo si chiama rischio di sequenza di rendimento: vendere quote di ETF durante un ribasso cristallizza le perdite in modo permanente, riducendo la base patrimoniale su cui si applicheranno i recuperi futuri.

I dati storici degli indici azionari globali mostrano che un investitore che va in pensione appena prima di un mercato ribassista prolungato rischia di esaurire il portafoglio decenni prima di chi, con lo stesso piano di prelievo e la stessa composizione, inizia in un contesto di mercato favorevole. Le medie di lungo periodo sono identiche; la sequenza degli anni fa tutta la differenza.


La regola del 4%: punto di partenza, non risposta definitiva

La regola del 4% nasce dal Trinity Study americano del 1998, che analizzò portafogli 60/40 (azioni e obbligazioni) su periodi di trent’anni nella storia del mercato statunitense. La conclusione: un prelievo iniziale del 4% del patrimonio, rivalutato ogni anno per l’inflazione, aveva un tasso di successo superiore al 95% su tutti i periodi trentennali storici.

Per un investitore italiano, questa regola va applicata con tre correzioni importanti.

La prima riguarda i dati storici di riferimento: i mercati azionari europei hanno una storia più breve di quelli americani e includono periodi di stagnazione prolungata, come il decennio perduto giapponese che ha lasciato traccia anche sugli indici globali. I tassi di successo calcolati solo sulla storia americana tendono a essere ottimistici per chi investe prevalentemente su indici europei o globali.

La seconda è la tassazione. In Italia le plusvalenze realizzate vendendo ETF sono tassate al 26% come redditi di capitale. Questo significa che per ottenere 16.800 euro netti, Roberto deve prelevare una cifra lorda superiore ogni volta che la vendita genera plusvalenze. Se il 40% del valore del portafoglio è costituito da plusvalenze latenti, la cifra lorda necessaria diventa:

$$W_{\text{lordo}} = \frac{W_{\text{netto}}}{1 - t \cdot g} = \frac{16.800}{1 - 0{,}26 \times 0{,}40} \approx \frac{16.800}{0{,}896} \approx 18.750 \text{ euro}$$

Dove $t = 0{,}26$ è l’aliquota fiscale e $g = 0{,}40$ è la quota di guadagno sul totale venduto. Il tasso di prelievo effettivo sul patrimonio è quindi superiore al 4% nominale.

La terza correzione riguarda l’orizzonte: con l’aspettativa di vita italiana superiore agli ottant’anni per molti pensionati attuali, un orizzonte di trentacinque anni o più è realistico per chi va in pensione a sessantacinque. Una soglia del 3,5% è generalmente considerata più prudente.


Quattro strategie di prelievo a confronto

Prelievo a percentuale fissa

Si preleva ogni anno una percentuale fissa del valore corrente del portafoglio, tipicamente il 3,5-4%. Il reddito è variabile: se il portafoglio cresce, il prelievo aumenta; se scende, si riduce automaticamente.

Vantaggio principale: il portafoglio non si esaurisce mai per definizione matematica, perché si preleva sempre una quota del residuo. Svantaggio: un anno di mercato negativo riduce il reddito disponibile nella stessa proporzione, con conseguenze concrete sul bilancio familiare.

Prelievo a importo fisso

Si preleva ogni anno lo stesso importo nominale, eventualmente rivalutato per l’inflazione. Il flusso di reddito è prevedibile e facilita la pianificazione delle spese.

Il rischio: in caso di mercati sfavorevoli nei primi anni, la base patrimoniale si riduce rapidamente, rendendo difficile mantenere l’importo fisso senza intaccare il capitale in modo eccessivo. È la strategia con il rischio di esaurimento più alto tra le quattro.

Prelievo dinamico

Si combina una base fissa con una componente variabile, regolata in base alla performance del portafoglio: in anni di mercato positivo si aumenta il prelievo del 5-10%, in anni negativi lo si riduce della stessa misura. Bilancia la prevedibilità del flusso di cassa con la capacità di adattarsi alle condizioni di mercato.

Strategia dei bucket

È la più adatta a chi vuole gestire esplicitamente il rischio di sequenza senza essere costretto a vendere azionario durante i ribassi. Si descrive in dettaglio nella sezione seguente.


La strategia dei bucket: tre secchi, un piano

L’idea di fondo: dividere il portafoglio in tre compartimenti con orizzonti temporali e strumenti diversi, in modo che i prelievi a breve termine non dipendano mai dalla performance dei mercati azionari.

Bucket 1 (anni 0-3): liquidità per le spese correnti. Contiene 2-3 anni di prelievi netti in strumenti a rischio zero o minimo: conto deposito svincolato, BOT, fondi monetari. Per Roberto, a 1.400 euro mensili da portafoglio, significa circa 34.000-50.000 euro tenuti completamente al sicuro, indipendentemente da ciò che fa il mercato.

Bucket 2 (anni 3-7): reddito a medio termine. BTP con scadenze tra tre e sette anni, o un ETF obbligazionario a breve-media duration. Questo compartimento genera un rendimento sufficiente a mantenere il potere d’acquisto senza esporre il capitale alla volatilità azionaria. Man mano che il bucket 1 si svuota, viene rifornito dal bucket 2.

Bucket 3 (oltre 7 anni): crescita a lungo termine. ETF azionari globali, il motore di rendimento del portafoglio. Non viene toccato finché i mercati sono sfavorevoli: la sua funzione è crescere abbastanza da rifornire periodicamente il bucket 2, che a sua volta rifornisce il bucket 1.

Il beneficio pratico è immediato. Roberto sa che i prossimi tre anni di spese sono già al sicuro nel bucket 1. Quando il mercato scende del 20%, non deve vendere nulla: le spese correnti sono coperte, e il bucket 3 ha anni davanti a sé per recuperare prima di essere necessario.

Ribilanciamento tra i bucket: tipicamente una volta l’anno, se i mercati hanno avuto una buona performance, si vende una quota di bucket 3 per rifornire bucket 2, e da bucket 2 si alimenta bucket 1. In anni di mercato molto negativo si aspetta senza vendere, usando il bucket 1 come ammortizzatore. Il bucket 3 non viene mai liquidato in condizioni avverse.


La sequenza fiscale: l’ordine dei prelievi conta

Un aspetto che molti piani di decumulo trascurano: non tutte le fonti di reddito da portafoglio sono tassate allo stesso modo in Italia.

ETF in conto titoli ordinario: le plusvalenze realizzate alla vendita sono tassate al 26% come redditi di capitale. Ogni prelievo in presenza di plusvalenze latenti ha un costo fiscale che si sottrae al netto disponibile.

Fondo pensione complementare: le prestazioni erogate in forma di rendita o riscatto sono tassate come reddito ordinario con un’aliquota agevolata iniziale del 15%, che scende di 0,3 punti percentuali per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% dopo trentacinque anni. Chi ha partecipato a lungo ha un trattamento fiscale nettamente più favorevole rispetto alla tassazione al 26% sugli ETF.

Logica di sequenziamento: nei primi anni di pensione, quando l’aliquota del fondo pensione è ancora relativamente alta (vicina al 15%), conviene prelevare prevalentemente dal portafoglio ETF ordinario, lasciando al fondo il tempo di accumulare anni aggiuntivi di abbattimento dell’aliquota. Con il passare degli anni, il fondo pensione diventa progressivamente la fonte fiscalmente più conveniente.

La regola pratica per chi ha entrambi gli strumenti: attingere prima al portafoglio ETF nei primi anni di pensione, poi passare gradualmente al fondo pensione nella seconda metà dell’orizzonte previdenziale.


La pensione INPS come componente obbligazionaria implicita

Un modo utile di rileggere la situazione di Roberto: la pensione INPS è, a tutti gli effetti pratici, un’obbligazione a cedola fissa parzialmente indicizzata all’inflazione, emessa dallo Stato italiano, che paga ogni mese finché si è in vita. Capitalizzando 1.100 euro al mese su un orizzonte di trent’anni a un tasso reale modesto, l’equivalente patrimoniale si colloca tra i 220.000 e i 280.000 euro.

Questo cambia la lettura del portafoglio complessivo. Roberto non ha “solo” 400.000 euro di ETF: ha 400.000 euro di ETF più un’obbligazione implicita da circa 250.000 euro. Il portafoglio totale è più bilanciato di quanto appaia dal conto titoli.

La conseguenza pratica è rilevante: può permettersi di tenere il bucket 3 con una percentuale azionaria più alta rispetto a quanto sceglierebbe senza pensione, perché la componente di reddito fisso è già garantita dall’INPS. La pensione diventa, di fatto, la parte obbligazionaria del portafoglio, liberando spazio per la crescita nella parte investita.


Monitorare il piano di decumulo

Un piano di decumulo non si imposta una volta sola: va verificato con regolarità, almeno una volta l’anno, per assicurarsi che il portafoglio sia ancora sulla traiettoria giusta.

La simulazione Monte Carlo di Wallible permette di impostare il valore corrente del portafoglio, il prelievo annuo previsto, l’orizzonte temporale e la composizione per asset class, e di ricevere la distribuzione di probabilità degli esiti sull’intero orizzonte. Una probabilità di successo superiore al 90% (il portafoglio regge fino alla fine nel 90% dei percorsi simulati) è generalmente considerata un livello di sicurezza accettabile per la pianificazione previdenziale.

Se un anno di mercato negativo riduce la probabilità di successo sotto il 75-80%, è il segnale per intervenire: ridurre temporaneamente i prelievi, rimandare una spesa straordinaria, o ribilanciare i bucket con anticipo. La simulazione non prevede il futuro, ma quantifica l’impatto delle diverse scelte in modo strutturato.


FAQ

Quanto patrimonio serve per andare in pensione con gli ETF?

Il capitale necessario dipende dal gap tra la pensione pubblica e le spese mensili desiderate. Con un gap di 1.000 euro mensili (12.000 euro annui) e un tasso di prelievo del 3,5%, servono circa 343.000 euro. Con un gap di 2.000 euro mensili, il capitale sale a circa 686.000 euro. La variabile più importante è l’orizzonte: più è lungo, più conservativo deve essere il tasso di prelievo.

Si può applicare la strategia dei bucket con un portafoglio di 200.000 euro?

Sì. Con un prelievo annuo di 7.000 euro, il bucket 1 richiederebbe circa 14.000-21.000 euro. Questa cifra è gestibile anche con portafogli più contenuti, lasciando il resto diviso tra bucket 2 e bucket 3 in proporzioni appropriate. L’importante è rispettare la logica, non il valore assoluto.

Cosa succede se il mercato crolla del 40% subito dopo il pensionamento?

Questo è il cuore del rischio di sequenza. Con la strategia dei bucket, i prelievi dei primi tre anni sono al sicuro nel bucket 1 e non dipendono dall’andamento del mercato. Se il ribasso si prolunga oltre i tre anni, si attinge al bucket 2 (obbligazioni), mentre il bucket 3 ha ancora tempo per recuperare prima di essere liquidato. In scenari storicamente molto avversi, ridurre temporaneamente il prelievo del 10-15% può fare la differenza tra un portafoglio che regge e uno che si esaurisce.

Conviene prelevare prima dal fondo pensione o dagli ETF?

Dipende dall’aliquota del fondo pensione e dalla quantità di plusvalenze latenti nel portafoglio ETF. In linea generale, nei primi anni di pensione gli ETF sono più convenienti se l’aliquota del fondo è ancora alta (vicina al 15%). Con il passare degli anni e l’accumulo di anni di partecipazione, il fondo pensione diventa progressivamente più efficiente, fino all’aliquota minima del 9%.

La pensione INPS può essere ridotta dalle riforme future?

Chi ha già maturato i requisiti pensionistici non è soggetto a modifiche retroattive: le prestazioni già maturate sono costituzionalmente protette. Le riforme che intervengono sui requisiti di accesso o sul sistema di calcolo riguardano chi non ha ancora raggiunto quei requisiti. Un piano di decumulo prudente considera comunque uno scenario in cui la rivalutazione della pensione all’inflazione sia inferiore alle aspettative, come già avvenuto in alcune finestre temporali.


Prossimo passo

La fase di decumulo è la più delicata dell’intera vita finanziaria. Un piano costruito prima del pensionamento, verificato ogni anno e adattato agli andamenti di mercato, fa la differenza tra un portafoglio che dura e uno che si esaurisce nel momento più sbagliato.

Con Wallible puoi:

  • Simulare la sostenibilità del tuo piano di prelievo con la simulazione Monte Carlo: imposti il portafoglio attuale, il prelievo annuo previsto e l’orizzonte temporale, e ottieni la distribuzione di probabilità degli esiti
  • Leggere l’articolo sul rischio di sequenza di rendimento per capire perché i primi anni di pensione sono i più critici per la tenuta del portafoglio
  • Approfondire la regola del 4% per comprendere le basi storiche del tasso di prelievo e le sue limitazioni per gli investitori italiani
  • Verificare come la tassazione degli ETF in Italia incide sui prelievi netti e pianificare la sequenza fiscale ottimale con il tuo commercialista

Disclaimer
Questo articolo non è un consiglio finanziario ma un esempio basato su studi, ricerche e analisi condotte dal nostro team.
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